energia geotermica

energia geotermica

La conversione green però non si arresta: il Nicaragua, infatti, punta ad ottenere il 70% di energia pulita entro il 2017 e il 93% entro il 2026.  César Zamora, presidente dell’impresa produttrice Aei Nicaragua Sa, ha detto al Nuevo Diario che il 2012 è stato simbolo di “un cambiamento significativo in campo energetico”. L’imprenditore ha detto che 10 anni fa l ‘”energia pulita” rappresentava solo il 10% della produzione di elettricità del paese, e ritiene che continuando con questa tendenza sulle energie rinnovabili si potrebbe raggiungere persino il 50% entro la fine di quest’anno.

Grande fermento, in particolare, c’è  in Toscana, la Regione leader in Italia per la geotermia, dove molti piccoli e medi Comuni vorrebbero sfruttare questa opportunità. «Il problema per i nostri centri storici per la realizzazione delle reti di teleriscaldamento geotermico, rispetto alle grandi città di pianura – ha dichiarato nel corso del workshop Renzo Verdi, sindaco di Santa Fiora (Grosseto)- è quello dei costi di progettazione e di esecuzione prima e poi di gestione. Perché sono modeste le utenze su un territorio esteso e caratterizzato da edifici storici nei borghi, a fronte però di una grande soddisfazione degli utenti. Si tratta quindi di mettere a tema come superare questi problemi».

Oltre al risparmio di combustibile fossile, il teleriscaldamento è in grado di assicurare un minore inquinamento dell’aria. In molte nazioni del Nord Europa, come i Paesi Bassi, il Regno Unito, l’Irlanda e la Danimarca,  l’uso della geotermia per il teleriscaldamento ha cominciato da qualche anno ad avere una grande attenzione, nonostante questi territori possano contare su risorse estremamente minori rispetto a quelle italiane.

Nel dossier, invece, APER analizza l’impatto delle fonti rinnovabili nella bolletta energetica degli italiani presentando costi e benefici legati allo sviluppo di fotovoltaico, idroelettrico, eolico, bioenergie e geotermia in Italia. E si scopre, così, che in bolletta paghiamo ancora per lo smantellamento (il “decommisioning”) delle vecchie centrali nucleari (la voce corrispondente della nostra bolletta è la A2, per un costo totale di 20 milioni di euro) oppure che i grandi consumatori hanno sconti compensati dalle bollette degli altri o, ancora, che sotto la voce rinnovabili, in realtà, si finanzia anche altro. E’ il caso del famigerato CIP6, contributo nato per sostenere le fonti rinnovabili e trasformato in un sussidio per le fonti “assimilate alle rinnovabili”, in realtà quelle che usano gli scarti della lavorazione del petrolio per produrre energia.

Per il 2013, a favore dello sviluppo delle fonti rinnovabili, il Governo prevede la costruzione di una centrale idroelettrica nella provincia settentrionale di Jinotega e di un nuovo parco eolico in Rivas, che fornirà 44 megawatt di elettricità supplementare.

Nel  2011, infatti, è stato raggiunto un record: si sono spesi 59 miliardi di euro per l’approvvigionamento energetico. Soldi finiti in mano ai già ricchi sceicchi arabi e agli oligarchi russi. “Per questo – dice il dossier – a meno che non speri di finanziare il futuro acquisto della tua squadra del cuore da parte di uno di questi signori, non ci sembra proprio un buon affare!!”. Le rinnovabili, invece, oltre ai benefici ambientali, consentirebbero una capillare diffusione sul territorio (la cosiddetta generazione distribuita) in grado di risparmiare anche sui costi di mantenimento della rete elettrica nazionale che pesano oggi in bolletta per il 13% dei costi.

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