energia geotermica

Nei bacini geotermici superficiali non ci sono vantaggi ad utilizzare la CO2, perché il calore dal sottosuolo viene estratto in maniera più efficiente con l’acqua, ma  Bielicki, sottolinea che «Questo approccio combinato (originariamente sviluppato da Martin Saar presso l’Università del Minnesota) può essere almeno due volte più efficiente degli approcci geotermiche convenzionali ed espandere la portata di energia geotermica negli Stati Uniti,  di includendo la maggior parte degli Stati ad ovest del fiume Mississippi».

La ricerca è resa possibile dalla sezione per lo Sviluppo economico delle comunità aborigene di CanNor che mira a sostenere programmi volti ad aumentare la partecipazione delle comunità indigene, Inuit e Metis. CanNor è da anni impegnata a sostenere e sviluppare un nuovo modello economico, sostenibile e dinamico, nei territori canadesi introducendo sia programmi di finanziamento sia mediante politiche mirate e un costante sostegno alla ricerca.

C’è però un altro problema: un impianto “CO2 plume geothermal” probabilmente dovrebbe essere collegato ad un grande fonte di emissioni di CO2, come una centrale a carbone, ma Buscheck dice che intanto l’impianto pilota che vuole realizzare potrebbe inizialmente essere alimentato esclusivamente con iniezioni di  azoto, «Al fine di dimostrare la fattibilità economica dell’utilizzo di CO2. Lo studio ha anche mostrato che questo progetto può lavorare efficacemente con o senza CO2 , ampliando le aree dove potrebbe essere installato questo approccio».

Il potenziale di risorsa geotermica nel fiume Ross e nelle regioni Watson Lake è stato identificato nel 2011 nel corso di uno studio per ricercare energie rinnovabili co-finanziato dalla CanNor e dalla Riserva Kaska. Il progetto del nuovo studio prevede due fasi: la prima si articolerà con la raccolta dei dati, la mappatura e il lavoro sul campo per valutare dove effettuare i successivi test geotermici.

Il 13 dicembre Buscheck ed i suoi colleghi hanno presentato una versione ampliata del progetto al meeting annuale dell’American Geophysical Union ed hanno spiegato le sue possibili ricadute, anche nella lotta al cambiamento climatico, che può avere la produzione e lo stoccaggio di energia geotermica.

Infatti, il team guidato da Tom Buscheck, un geologo del Lawrence Livermore National Laboratory, utilizza una tecnologia già in uso diversi settori industriali e i ricercatori sperano che e il loro nuovo approccio amplierà l’utilizzo dell’energia geotermica negli Usa oltre i  confini dei pochi Stati che ora ne possono trarre vantaggio. La cosa è gestita dalla Heat Mining Company, LLC, una startup autonoma dell’University of Minnesota che punta ad avere nel 2016 un progetto operativo, basato su una forma precedente di questo nuovo approccio.

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